Di seguito le differenze e le cause che portano l’una o l’altra

La pelle secca

Nel linguaggio comune, si definisce “secca” una pelle carente di lipidi cutanei, dall’aspetto sottile e fragile, che appare visibilmente poco elastica, disidratata, a volte screpolata e desquamata. Può trattarsi di una situazione temporanea, magari presente solo durante i mesi invernali, ma comunque fastidiosa e indesiderata. Una pelle secca può essere soggetta alla comparsa di solchi e rughe, mentre in altri casi è una costante per tutta la vita e può essere associata a problemi di pelle più seri, come le cosiddette ittiosi.

Un’adeguata idratazione cutanea è indispensabile per garantire una certa plasticità ed elasticità alla pelle; quando il contenuto di acqua nello strato più superficiale dell’epidermide si riduce, la pelle diviene via via più secca, fino a dare origine – nei casi più gravi – ad un’intensa secchezza con profonde ragadi.

Le zone più spesso colpite dal problema sono i talloni dei piedi, i polpacci, le gambe e le braccia, ma la situazione può variare molto da persona a persona. Inoltre i segni e i sintomi della pelle secca dipendono da fattori come l’età, lo stato di salute, le condizioni climatiche, una carenza di umidità nell’ambiente in cui si vive, l’abitudine a bagni o docce troppo caldi, l’uso di saponi o detergenti troppo aggressivi, un’esposizione inappropriata al sole o alcune malattie della pelle come la dermatite.

Fra i disturbi più frequenti sono inclusi una sensazione di pelle tesa, soprattutto dopo un bagno o una doccia, un aspetto rugoso, prurito, esfoliazione, arrossamenti e formazioni di pieghe e screpolature. A volte la pelle può addirittura creparsi e sanguinare. Alla vista, la pelle secca risulta desquamata, sottile, poco elastica e fragile; il colorito, spento e chiaro, conferisce alla stessa un aspetto poco sano. Al tatto, la pelle secca si presenta ruvida, arida, dalla trama irregolare; spesso è sensibile. La pelle disidratata manifesta generalmente fenomeni d’invecchiamento precoce: non a caso, in una pelle arida si osservano spesso molte più rughe (anche in giovane età) rispetto alle pelli grasse. La gravità del disturbo varia a seconda della zona colpita, da un grado minimo di secchezza cutanea (lieve desquamazione) ad una grave, con profonde rughe o veri e propri tagli.

In una pelle secca, il contenuto idrolipidico dello strato corneo è sensibilmente inferiore rispetto ai valori fisiologici. Rifacendoci a questa definizione possiamo distinguere differenti tipi di pelle secca, di seguito elencati:

  • PELLE SECCA DISIDRATATA: il deficit interessa la componente idrica, importante per la funzione di barriera, per la protezione dagli agenti irritanti e per le proprietà meccaniche della cute. Quando interessa il viso, la pelle appare lucida, con pori dilatati; sovente presenta punti neri.
  • PELLE SECCA ALIPIDICA: la secchezza cutanea è dovuta ad un’insufficiente secrezione sebacea. La minore produzione di grassi cutanei rende la pelle più fragile e sensibile, soggetta a rughe e ad altri segni dell’invecchiamento. Se interessa il viso, i pori appaiono ristretti ed i punti neri sono rari.

Le situazioni descritte spesso coesistono, dando origine ad una variante cutanea più complessa, nota come PELLE SECCA DISIDRATATA E ALIPIDICA, in cui la ridotta secrezione di sebo si associa ad una minore funzionalità delle ghiandole apocrine e di quelle sudoripare.

La ricerca sulle cause responsabili della pelle secca non è sempre così ovvia ed immediata. La disidratazione cutanea è infatti subordinata ad una serie di fattori climatici, costituzionali, ambientali, fisiologici e patologici non sempre facilmente individuabili. Si ritiene che sia sufficiente una disidratazione cutanea del 10% per alterare drasticamente le caratteristiche ideali della pelle, ovvero plasticità ed elasticità. Da qui, l’importanza di intervenire non appena la pelle manda i primi segnali di sofferenza.

Le cause maggiormente coinvolte nella genesi della pelle secca sono:

  • Ambiente e clima: È oramai assodato che la quantità di acqua presente nello strato corneo è pesantemente influenzata dall’umidità ambientale. In altre parole, quando diminuisce l’umidità esterna, si riduce di riflesso anche la percentuale di acqua negli strati superficiali dell’epidermide. Dopo una prolungata esposizione a raggi UV, freddo, aria condizionata, riscaldamento eccessivo o vento, la pelle tende a seccarsi progressivamente. In simili circostanze, è importante interpretare i segnali d’allarme che l’organismo ci invia: la pelle – visibilmente stressata, arida e desquamata – richiede alcuni piccoli accorgimenti tali da consentire alla cute stessa di ripristinare le barriere fisiologiche perdute.
  • Predisposizione genetica: Un prematuro invecchiamento delle cellule dell’epidermide può chiaramente dipendere da cause genetiche e costituzionali.
  • Età: Man mano che l’età avanza, la pelle va inevitabilmente incontro ad una serie di eventi fisiologici che favoriscono la disidratazione cutanea. In simili frangenti, la pelle secca è correlata principalmente al progressivo assottigliamento dell’epidermide, all’alterazione quali/quantitativa delle fibre connettivali di collagene e all’impoverimento del film idrolipidico. Il film idrolipidico cutaneo è una sorta di pellicola presente sulla superficie della pelle, costituita da una componente idrofila (NMF) e da una frazione liposolubile data soprattutto dal sebo (95% del totale).
  • Carenze vitaminiche: La carenza di alcune vitamine (vitamina A in particolare) può esser causa di pelle secca. È dunque importante garantire un adeguato apporto vitaminico all’organismo anche (e non solo) per mantenere la pelle in piena salute.
  • Prodotti cosmetici aggressivi: L’utilizzo prolungato di cosmetici aggressivi, scadenti o troppo alcolici, può impoverire il film idrolipidico dell’epidermide, favorendo così la secchezza della pelle. Anche i lavaggi troppo frequenti – specie quando eseguiti senza la successiva applicazione di prodotti idratanti ed emollienti – possono gravare negativamente sul grado d’idratazione della pelle.

La pelle grassa

Comedoni, brufoletti, aspetto untuoso e pori dilatati, sono solo alcuni dei caratteri distintivi della pelle grassa. Si tratta di un inestetismo molto diffuso, talmente sentito dalla popolazione da essere considerato un vero e proprio insulto alla bellezza.

Disturbo tipico, ma non esclusivo, di adolescenti e giovani adulti, la pelle grassa è frutto di un’esagerata ed incontrollata produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee, minuscole strutture anatomiche localizzate nel derma profondo. L’attività delle ghiandole sebacee – dunque la produzione di sebo – è regolata da complessi meccanismi fisiologici, a loro volta governati da fattori endocrini.

In condizioni fisiologiche, il sebo si associa ai lipidi epidermici prodotti dai cheratinociti e si emulsiona con la frazione liquida del sudore; insieme, queste tre componenti vanno a formare il film idrolipidico. In una cute sana, questa sorta di pellicola presente sull’epidermide protegge la pelle da impurità e batteri, mantenendola nel contempo elastica, morbida ed idratata.

Malgrado non sia ancora del tutto chiara la precisa relazione tra pelle grassa ed alterazioni ormonali, è risaputo che gli androgeni (come il testosterone) costituiscono gli ormoni principalmente coinvolti nella formazione pelle grassa e di seborrea.

All’origine del problema “pelle grassa”, troviamo l’iper-funzionalità delle ghiandole sebacee.

Alla vista, la pelle grassa appare lucida ed oleosa, a volte addirittura disidratata. Il suo colorito è piuttosto spento e, al tatto, risulta irregolare nella trama, untuosa e ruvida. In questo tipo di pelle il film idrolipidico si fa più spesso e ceroso, tanto da ostacolare la traspirazione e favorire l’attività dei microrganismi responsabili di infiammazioni e cattivi odori.

In base all’entità del fenomeno è possibile distinguere più tipi di pelle grassa:

  • PELLE GRASSA OLEOSA: Il sebo – la cui produzione è rilevante ma non straordinaria – è particolarmente fluido. Alla vista, una pelle oleosa appare evidentemente lucida, con i pori molto dilatati.
  • PELLE GRASSA SEBORROICA: L’attività delle ghiandole sebacee risulta talmente abbondante da degenerare addirittura nel patologico. Quando viene prodotto in eccesso, il sebo dilata le pareti dei follicoli (comunemente chiamate “pori della pelle”) che assumono un aspetto caratteristico, che viene definito come “pelle a buccia di arancia”.
  • PELLE GRASSA ASFITTICA: Il sebo è ceroso, denso ed intrappolato nei follicoli. L’esagerata produzione sebacea va ad ostruire il lume follicolare; di conseguenza, il sebo, i detriti cellulari ed i batteri rimangono imprigionati al suo interno. A sua volta, l’occlusione dell’ostio follicolare origina il cosiddetto comedone, che può presentarsi chiuso (punto bianco) o aperto (punto nero). Dal momento che il sebo non viene riversato all’esterno, la pelle non appare grassa ed untuosa, ma tendenzialmente secca e ruvida al tatto (una ruvidità data proprio dalla presenza dei comedoni). Simili situazioni sono sostenute – oltre che dall’eccesso di sebo – anche dall’ipercheratosi (ispessimento dello strato superficiale dell’epidermide).
  • PELLE IMPURA E A TENDENZA ACNEICA: questa variante di pelle grassa si distingue dalle precedenti per la formazione di papule e pustole. I diretti responsabili di queste imperfezioni cutanee sono i batteri che, a livello follicolare, inducono reazioni infiammatorie tali da generare lesioni spesso gravi e deturpanti. Una pelle grassa a tendenza acneica è inoltre soggetta agli arrossamenti e risente degli sbalzi di temperatura. Questo tipo di pelle grassa coinvolge una percentuale piuttosto consistente di adolescenti ma, in alcuni casi, può interessare anche i giovani adulti fino all’età di 25-30 anni.
  • PELLE MISTA: si tratta di una particolare variante di pelle grassa che si differenzia da tutte le forme descritte perché caratterizzata dalla contemporanea presenza di zone molto grasse ed acneiche, e di altre estremamente aride e secche. In una pelle mista coesistono (e si alternano) dunque tratti di pelle secca e cute seborroica.

Come se ciò non bastasse, la pelle grassa tende a presentare pori evidentemente dilatati ed è maggiormente predisposta a forme acneiche e dermatiti seborroiche. Infatti una cute seborroica è molto più soggetta agli arrossamenti rispetto ad una pelle secca o normale.

Normalizzare la pelle

Il termine “crema nutriente” oggi non significa più molto e dovrebbe essere sostituito dal termine “crema restitutiva” o “normalizzante”. La nutrizione della pelle va intesa come una restituzione ad essa di tutte le sostanze idro lipidiche che la cute non ha più, vuoi per colpa di un’eccessiva detergenza, per una non equilibrata o esagerata produzione sebacea o per carenze nella produzione del Mail (Manto Acido Idro-Lipidico); infatti la funzione “restitutiva” è un ampliamento del concetto di “nutriente” in quanto questa funzione è data da tutte le sostanze che costituiscono il sebo, come ad esempio i trigliceridi e gli acidi grassi e, per quanto riguarda la parte acquosa, dalle componenti del sudore.

Un’ottima funzione restitutiva viene svolta da alcune sostanze oleose di natura vegetale contenenti steroli, alcoli terpenici, fitosteroli, lecitine, idratanti di profondità e umettanti di superficie e dalle frazioni di insaponificabili presenti in questi oli; questa piccola parte è in grado di svolgere azione fotoprotettiva, lenitiva, emolliente e persino stimolante nei confronti dei fibroblasti dermici. Le piante da cui attingere le frazioni più preziose di questi oli sono il ricino, il cocco e il mais. Ma sono necessarie anche quelle più cerose, come ad esempio le ceramidi che costituiscono i lipidi intercorneocitari, ovvero quella sorta di cemento che compatta le cellule epidermiche.

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